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Visualizzazione dei post da maggio, 2021

Help the Self

  Roberto Assagioli (1) in alcune sue pagine de L'Atto di Volontà  sul tema del deliberare , scegliere e decidere , espone delle considerazioni e illustra degli aspetti chiave che fanno da modello non solo per la pratica psicosintetica ma anche per le relazioni in generale, ed in particolare quelle rivolte all' aiuto , tra le quali il Coaching è un caso con specifiche finalità e modalità d'azione. Vi propongo alcuni segmenti. « Il processo [...] di raccontare il nostro problema (2)  [...] ci aiuta a formularlo chiaramente, ad "oggettivarlo" [...] quindi a capirlo meglio. A volte, il semplice esporre in termini chiari un problema fornisce la soluzione e ci mostra la via [...]. Le domande [del professionista consultato] il suo modo di considerare la questione [...] ci fanno prendere coscienza di altri possibili punti di vista. [...] l'espressione verbale può servire a scaricare le emozioni [...] e dunque a ridurre o eliminare [...] errori e [...] confusione. L...

M__________

  M come Motivazione . Si potrebbero scrivere enciclopedie sulla motivazione . Facile trovarla su carta e a parole. Sermoni, arringhe e incoraggiamenti? Quelli sempre, quanti ne vuoi. E in carne e ossa? In sangue e sudore? La motivazione è l’ emozione del volere . È la paura sana per tutto quello che di negativo può davvero accadere con il “non realizzare ciò che vogliamo realizzare”; insieme è la fiducia nel sapere che esistono modi costruttivi per evitare ciò. È la noia sana per tutto quello che fino ad ora è stato ed adesso è ancora, è l’averne abbastanza e fin troppo; insieme è l’ alleggerimento  che si prova col sapere che esistono modi costruttivi per trasformare ciò. È rifiutare l’idea di “non realizzare ciò che vogliamo realizzare”; insieme è la visione di portare nel presente ciò che "vogliamo realizzare”, come se già fosse realtà . È r ealizzare l’ emozione del volere intimamente e continuamente, farne il sentimento del volere ; insieme è l' agire che ...

Winwin

Win-win...che c’è di male se tutti vincono? Se il gioco consente una strategia cooperativa , e se i tutti i partecipanti cooperano per benino, allora vincono tutti, proprio tutti. Cooperare è veramente facile. Ci sono solo due regole: si può comunicare e si possono fare accordi ! Cosa si vince? Fino a qualche tempo fa si diceva: “…per raggiungere uno scopo comune ”. Poi qualcuno su quel “ comune ” ha iniziato a dire: “uhmmmm”. Io avrei detto uhmmmm anche sullo scopo (n.d.a. ricordiamoci sempre la differenza tra scopo e obiettivo(1) ). Allora si è corretto il tiro, perché così com’era suonava troppo finalistico : “…per raggiungere un risultato condiviso ”. Mah… in parole povere: “ comune ” doveva essere uguale per tutti sin dall’inizio; “ condiviso ” sarà uguale per tutti quando tutti si metteranno d’accordo. In parole studiate: “ condiviso ” è processuale . Ma se la strategia ha a che vedere con l’ obiettivo da raggiungere (e con la guerra ), quanto è strategico cooperare per con...

Ai confini...

Una sigaretta è il prototipo perfetto di un perfetto piacere. È squisita e lascia insoddisfatti. Oscar Wilde Da un caso vero. Obiettivo: smettere di fumare. Senza ulteriori spiegazioni, preso così com'è, non è un obiettivo gestibile unicamente con un approccio di Coaching. Cautelativamente leggiamo: smettere di fumare = guarire da una forma di dipendenza . È  evidente adesso la pertinenza di altre discipline sul fronte medico e psicologico, ancor più se consideriamo che sovente non è già un puro " voglio smettere di... ", ma è ancora e soprattutto un " devo smettere di...perché mi è stato detto che soffro di....e rischio di... ". La  compresenza  probabile  di patologie e certa di fattori di rischio per la salute pone tale richiesta al di fuori del contesto di applicabilità del Coaching. Qui la deontologia della professione è oltremodo chiara. Ben diverso, per quanto ci si muova su differenze sottili, è il caso in cui il soggetto, già dotato di prescrizioni spe...

Curati!!!

Forse deludo qualcuno, ma questo non è un dissing ! Quel che intendo dire è: “abbi cura di te ”! Come? In tanti modi. Ti propongo quello che io considero un fondamento: distingui la pigrizia dalla necessità di riposo .   Non vi è moralismo, né giudizio, ma solo osservazione e descrizione: -É pigrizia la letargia , rifugiarsi nel sonno oltre quanto occorre per recuperare le energie. -É pigrizia la procrastinazione , il rimandare con un senso di apatia, reiteratamente, ad un momento futuro imprecisato, un’attività che sappiamo di dover fare e che avremmo già dovuto fare. -É pigrizia l’attaccamento ad oggetti o ad attività negativi o insignificanti. -É pigrizia  il cercare nel senso di inadeguatezza e nel sentimento di scoraggiamento le giustificazioni per non fare. È l’accampare scuse.   Nella stanchezza restano integri, invece, il senso di responsabilità per ciò che occorre fare, la volontà di farlo e il piacere di continuare. Le nostre percezioni corporee, la vigilan...

Limiti

Il limite è lo spazio che non crei là dove rinunci a muoverti. Credere nel limite è un’abitudine. Immaginare l’armonia dell’agire oltre il limite, percepire in quell’atto vitalità e intenzione. Interiore e vero, è il primo moto.  Porta il sogno a manifestarsi in  energia e  sostanza.

Driiiiiin!

De Bono, quello del pensiero laterale , quando spiega ai bambini i principi del creare una mappa per raccogliere informazioni, idee, congetture riguardanti una certa questione, un problema da risolvere, un compito da svolgere, suggerisce di iniziare a dividerli in “+ più”, “- meno”, “interessante”.   Suona la sveglia, un occhio si apre, una mano vola sullo snooze (sì, io uso ancora la sveglia…!), inciampa nell’abat jour (sì, sul comodino io ho ancora un paralume…!), …fin qui “interessante”. I pensieri che si srotolano nei millisecondi successivi, di motu proprio, vanno nel “- meno”, invariabilmente. La mano è dolente, il piede lo diventerà poco dopo aver pestato quel coccio (beh, ora realizzo: sul comodino avevo un paralume…!) e la mente vaga a cercare dei “+ più”, ma a quanto pare erano custoditi dentro tasche bucate. Riavvolgi il nastro! Un occhio si apre. L’altro lo segue. Fermo. Sei vivo!  (“+ più”). É un’occasione preziosa!  (“+ più”) Genera un' intenzione posi...

Charpy

La prova di resilienza consiste nel rompere con un solo colpo, con una mazza a caduta pendolare (pendolo Charpy), una provetta intagliata nella sua metà e appoggiata su due sostegni. La resilienza è data dal lavoro di rottura per provette con intaglio a V; [...] dal quoziente tra il lavoro di rottura e l'area della sezione della provetta [n.d.r.  per provette con altre forme di intaglio]. da Manuale di Meccanica - Edizioni Scientifiche A. Cremonese, 1979 Applicata all'uomo, resilienza cosa significa? A rigore vi occorrono due sostegni e un pendolo. Putiamo caso che vi capiti di passare in un carrugio, a vostra insaputa, ahimè, malfamato. I sostegni sono quei due figuri, comparsi alle vostre spalle, che ora vi tengono per i gomiti, così come i padri accompagnano le spose all'altare; il pendolo è il loro compare che subito dopo vi si para innanzi e vi colpisce; la resilienza è la fatica che gli fate fare per lasciarvi scippare di borsello e telefono. Siccome non siete prove...