Forse deludo qualcuno, ma questo non
è un dissing! Quel che intendo dire è: “abbi cura di te”!
Come? In tanti modi.
Ti propongo quello che io considero un fondamento: distingui la pigrizia dalla necessità di riposo.
Non vi è moralismo, né giudizio, ma solo osservazione
e descrizione:
-É pigrizia la letargia, rifugiarsi nel sonno oltre quanto occorre per recuperare le energie.
-É pigrizia la procrastinazione, il rimandare con un senso di apatia, reiteratamente, ad un momento futuro imprecisato, un’attività che sappiamo di dover fare e che avremmo già dovuto fare.
-É pigrizia l’attaccamento ad oggetti o ad attività negativi o insignificanti.
-É pigrizia il cercare nel senso di inadeguatezza e nel sentimento di scoraggiamento le giustificazioni per non fare. È l’accampare scuse.
Nella stanchezza restano integri,
invece, il senso di responsabilità per ciò che occorre fare, la volontà di
farlo e il piacere di continuare.
Le nostre percezioni corporee, la vigilanza sulla qualità della nostra attenzione e della nostra presenza mentale, il contatto con il nostro stato emotivo ci consentono però di valutarci. Non ignoriamoci.
Riconosciamo di essere stanchi. Decidiamo di fare una pausa, addirittura imponiamocela se occorre. Stabiliamo per quanto tempo - magari ci bastano pochi minuti - e come trascorrerla; soprattutto, poniamoci in modo che sia una pausa vera, di scarico, di lasciar andare, di centratura, di rinvigorimento!
Come? In tanti modi.
Ti propongo quello che io considero un fondamento: distingui la pigrizia dalla necessità di riposo.
-É pigrizia la letargia, rifugiarsi nel sonno oltre quanto occorre per recuperare le energie.
-É pigrizia la procrastinazione, il rimandare con un senso di apatia, reiteratamente, ad un momento futuro imprecisato, un’attività che sappiamo di dover fare e che avremmo già dovuto fare.
-É pigrizia l’attaccamento ad oggetti o ad attività negativi o insignificanti.
-É pigrizia il cercare nel senso di inadeguatezza e nel sentimento di scoraggiamento le giustificazioni per non fare. È l’accampare scuse.
Le nostre percezioni corporee, la vigilanza sulla qualità della nostra attenzione e della nostra presenza mentale, il contatto con il nostro stato emotivo ci consentono però di valutarci. Non ignoriamoci.
Riconosciamo di essere stanchi. Decidiamo di fare una pausa, addirittura imponiamocela se occorre. Stabiliamo per quanto tempo - magari ci bastano pochi minuti - e come trascorrerla; soprattutto, poniamoci in modo che sia una pausa vera, di scarico, di lasciar andare, di centratura, di rinvigorimento!
Abbi cura di te: non rinunciare al tuo riposo.
Dissing.
Non sapete cos’è?
Implicitamente state dichiarando una certa, la vostra, età e la vostra lontananza
dalla cultura pop contemporanea! Ovviamente entrambe le cose non sono un male!
Dissing è un neologismo, anzi lo era, dato che si fa risalire la sua comparsa alla metà degli anni ottanta (il dizionario Treccani usa una definizione che trovo esilarante: “voce risalente al vernacolo afro-americano…”!) Scorciamento, probabilmente, della parola disrespecting (il mancare di rispetto), il dissing è una esternazione (originariamente nell’ambito del testo di una canzone) che ha lo scopo di insultare, offendere, criticare, prendere di mira, prendere in giro intenzionalmente una persona o un gruppo di persone in un contesto di antagonismo, di rivalità, di sfida.
In italiano è stato splendidamente integrato (voce del verbo dissare: io disso, tu dissi, egli dissa…; ben da non confondere con io dissi, tu dicesti…!!!).
Dissing è un neologismo, anzi lo era, dato che si fa risalire la sua comparsa alla metà degli anni ottanta (il dizionario Treccani usa una definizione che trovo esilarante: “voce risalente al vernacolo afro-americano…”!) Scorciamento, probabilmente, della parola disrespecting (il mancare di rispetto), il dissing è una esternazione (originariamente nell’ambito del testo di una canzone) che ha lo scopo di insultare, offendere, criticare, prendere di mira, prendere in giro intenzionalmente una persona o un gruppo di persone in un contesto di antagonismo, di rivalità, di sfida.
In italiano è stato splendidamente integrato (voce del verbo dissare: io disso, tu dissi, egli dissa…; ben da non confondere con io dissi, tu dicesti…!!!).