Le tue settimane di Samadhi non si possono comparare a pochi istanti di meditazione univoca sulla mia piccola 'a' .
Milarepa(1)
Intuitivamente cosa vi suggerisce la parola "centratura"? Ha un che di processo fisico, una affinità con "equilibrio", "allineamento".
Per
chiarire il senso di un concetto ho sempre trovato comodo sostituire il verbo al nome. Nel coaching diremo "centrarsi", un'azione propriamente riflessiva: il soggetto centra se stesso.
Il
soggetto cosa centra di sé, ma soprattutto perché, e per
portarlo dove? Non
rispondete, lasciate sedimentare queste domande. Il vostro ego vorrebbe farvi dire la prima cosa che viene in mente, così che lo traiate d'impaccio; voi resistetegli, anzi, stuzzicatelo con altre domande ancora: potrà mai qualcun altro centrarvi? O forse centrarsi al posto vostro?
Avete presente quando siete totalmente assorti in una attività che vi richiede impegno, nella lettura di un documento, o semplicemente state fissando lo schermo del pc alla ricerca di idee, soluzioni; a un certo punto...stop...distogliete lo sguardo, fate un gesto di allontanamento - se siete seduti la vostra schiena tornerà sullo schienale della sedia; se siete in piedi accennerete un passo indietro, come a cercare una nuova prospettiva - poi magari tirate un sospiro e magicamente avete la sensazione di essere tornati in voi stessi?
Ecco, quella è una piccola, quotidiana, esperienza di centratura.
Ora pensate di eseguire quell'azione riflessiva deliberatamente, quando decidete voi, senza aspettare uno spontaneo moto di stanchezza o di noia.
Concedetevi un'interruzione nella vostra attività, oppure programmate una breve pausa prima di dedicarvi ad un nuovo impegno, prima di immergervi in un nuovo argomento. Prendete le distanze da ciò che avete finito e da ciò che state per iniziare, per ricordarvi di voi stessi.
Come? Esattamente dove siete ora, mettetevi comodi, come più vi aggrada, in silenzio, fermate i movimenti.
Sentitevi. Il respiro, la posizione del vostro corpo. Occhi aperti a guardare un punto indefinito o le palpebre socchiuse? Come preferite. La mente riposa sul respiro. Vi accorgerete di quanto siamo normalmente contratti: la fronte, le guance, la mandibola serrata, il collo e le spalle...praticamente tutto il corpo vi sta chiedendo di essere rilasciato...
Ora ascoltate...rumori, suoni...c'è anche il battito del cuore...trattenete tutte le sensazioni insieme...siete voi con voi stessi, vi siete ritrovati...un respiro profondo e...mentre ricomincerete con calma l'attività, la vostra parte più vera, senza disturbarvi, inizierà a rispondere a tutte quelle domande in sospeso!
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(1) Milarepa (Mila Thöpaga 1051-1135) yogin e poeta tibetano. Così si rivolse al suo allievo Gampopa. L'affermazione, dura solo in apparenza, è priva di giudizio; mira unicamente a presentare una via più avanzata per l'eccellenza personale e a suscitare ancora più alte motivazioni.
(segue in MEDITAZIONE)
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