Dicesi "Coaching"
Il Coaching è una metodologia di sostegno processuale-relazionale, basata sulla partnership tra il Coach ed il suo Cliente, il Coachee, e centrata:
- sull’individuazione di specifici obiettivi e dei relativi piani d’azione atti a conseguirli;
- sul sostegno motivazionale e di realizzazione progettuale operato dal Coach in alleanza con il Coachee;
- su una relazione mossa dall’ottimismo e dalla creatività;
- sull’individuazione, allenamento e valorizzazione delle risorse personali e del contesto.
Storia e Fondamenti
Il metodo nucleare del Coaching è il metodo socratico: un procedimento dialettico, fondato sul dialogo e sulla sintesi, di natura maieutica, attraverso cui il Coach opera per far sì che il Coachee "tiri fuori" (in analogia a quanto accade nella maieutikḗ téchnē, l'arte ostetrica, tra levatrice e madre) le sue risorse, le sue qualità, il suo volere; "faccia nascere" con un processo assolutamente personale ed autodeterminato, i suoi progetti.
L'interazione tra Socrate e il suo allievo, grazie al metodo maieutico, veniva così purificata da ogni influenza retorica, da qualsiasi forma di persuasione. Spostandone l'applicazione dall'indagine filosofica alla pratica quotidiana, diventa immediatamente chiaro il significato di Coaching come partnership, alleanza, relazione, sostegno.
A parte il riferimento ad un'origine classica così illustre, convenzionalmente si considera W. Timothy Gallway (San Francisco-USA, 1938) come l'iniziatore del Coaching.
Laureato ad Harward, giocatore di tennis a livello nazionale ed allenatore, Gallway pubblicò nel 1974 The Inner Game of Tennis (it. Il Gioco Interiore nel Tennis).
Influenzato dalla cultura orientale e dalla psicologia umanista - in The Inner Game vi sono riferimenti al maestro zen Daisetsu Teitarō Suzuki e agli psicologi Abraham Maslow e Carl Rogers - Gallway riflette su come l'espressione del potenziale personale venga influenzata negativamente da una varietà di interferenze, tra le quali quelle interiori sono le più subdole ed ostili. Interferenze che si manifestano come dialogo interiore, dialogo nel quale il feroce "giudice" interno, se non addirittura il "sabotatore" deprimono le capacità naturali dell'atleta, limitandone l'apprendimento e degradandone le prestazioni.
Come venirne fuori? Calmando il proprio Sè, dandogli fiducia, credendo nelle sue naturali facoltà. Gallway parla di consapevolezza, di non-giudizio, della giusta concentrazione senza sforzo, del modo in cui le abitudini si apprendono e si consolidano, fino a chiedersi del significato della competizione, del significato della vittoria.
La diffusione e la presa delle idee di Gallway furono tali che ben presto The Inner Game® diventò, e lo è tuttora, un vero e proprio metodo di sviluppo del potenziale umano, andando ben oltre i confini del settore sportivo.
Allievo e collaboratore di Gallway, Sir John Henry Douglas Whitmore (Greys-UK, 1937-2017), già pilota automobilistico di livello internazionale, è considerato il padre del Coaching in ambito aziendale. Whitmore soprattutto è stato un sistematizzatore della metodologia, un formatore e diffusore del Coaching su amplissima scala.
Con Whitmore il Coaching si estende dalla dimensione individuale a quella del team; qui il concetto di leadership, tramite il Coaching, assume nuove qualità e prospettive. Viene strutturato un modello di definizione, descrizione e analisi degli obiettivi; vengono integrati nell'orizzonte culturale e nella prassi operativa del coaching i più aggiornati insegnamenti in ambito umanistico e tecnico: l'intelligenza emotiva e spirituale, l'approccio lean, i modelli di sicurezza, la valutazione della profittabilità di un investimento in coaching nell'ambito di un progetto.
La visione di Whitmore sul Coaching è straordinariamente vasta: Coaching come strumento di evoluzione culturale, di apprendimento fino al livello di mastery (padronanza), di lavoro su noi stessi.
La metodologia del Coaching capta ed importa un ampio spettro di nozioni da svariati ambiti delle scienze umane, trasferendole nella propria prassi operativa.
Quando si tratta delle motivazioni e dei bisogni del Coachee, il riferimento essenziale è quello della psicologia umanistica, che annovera tra gli autori di spicco i già citati Abraham Maslow (New York-USA, 1908 - Menlo Park-USA, 1970) e Carl Rogers (Oak Park-USA, 1902 - La Jolla-USA, 1987).
Quando si passa a considerare come il Coachee, partendo dai suoi fattori personali, va ad agire nel suo ambiente, e di come il suo comportamento può essere orientato ad esercitare un potere causale che contribuisce alla realizzazione e al benessere personali, non si può non considerare Albert Bandura (Mundare-CAN, 1925), il suo contributo alla Teoria Sociale Cognitiva e il concetto di agentività.
Aspetti più specifici dell'agire, comunque preminenti, vengono trattati sotto la luce di vari contributi: Roberto Assagioli (Venezia, 1888 - Capolona, 1974) esponente apicale della psicologia transpersonale e padre del sistema educativo e psicoterapico della Psicosintesi, per i suoi fondamentali studi sull'Atto di Volontà; Edward L. Deci e Richard Ryan per la loro Self-Determination Theory riguardante la motivazione e il sistema di bisogni fondati su autonomia, competenza e relazionalità; Martin Elias Peter Seligman (Albany-USA, 1942), capostipite della psicologia positiva e del benessere, per i suoi studi sull'impotenza appresa, e partendo da questi, per la definizione di metodi che promuovono l'ottimismo, lo sviluppo delle potenzialità e la felicità; Mihály Csíkszentmihályi (Fiume-HR, 1934) per la sua Teoria del Flusso, riguardante gli stati di coscienza atti al raggiungimento di esperienze ottimali.
La pratica della comunicazione si fonda sui principi individuati e discussi da Paul Watzlawick (Villach-AT, 1921 - Palo Alto-USA, 2007) e dagli altri autori della Scuola di Palo Alto.
Le relazioni interpersonali vengono osservate sulla base dell'Analisi Transazionale di Eric Berne (Montreal-CAN, 1910 - Carmel-USA, 1970).
A questo già copioso bagaglio sapienziale si aggiunge Edward De Bono (Malta, 1933), creatore del concetto di pensiero laterale, strumento della creatività.
Un approccio di particolare impatto sul Coaching è quello della Programmazione Neuro Linguistica (PNL). Co-fondata negli anni '70 da Richard Wayne Bandler (Teaneck-USA, 1950), psicologo e John Grinder (Detroit-USA, 1940), filosofo e linguista, la PNL studia gli schemi di connessione tra i processi neurologici, il linguaggio e il comportamento appreso con l'esperienza, e propone, partendo dalla conoscenza di tali schemi, dei metodi per programmare il comportamento, organizzandolo ed orientandolo per raggiungere determinati obiettivi.
Prendendo le mosse dai lavori di alcuni autori di riferimento quali Alfred Korzyksbi (Varsavia-PL, 1879 - Lakeville-USA, 1950) nel campo della semantica generale, Gregory Bateson (Grantchester-UK, 1904 - San Francisco-USA, 1980) della Scuola di Palo Alto, Friedrich Salomon Perls (Berlino-D, 1893 - Chicago-USA, 1970) psicanalista e fondatore della psicoterapia della Gestalt, la PNL è, insieme, uno studio della struttura pragmatica dell'esperienza soggettiva ed un modello di comunicazione interpersonale.
Tramite il processo di modellamento, i modelli di comportamento tipici di particolari abilità espresse in modo efficace (es. comportamenti di successo, vincenti) vengono rilevati e poi replicati. Un comportamento particolarmente efficace ed abile può così venire suscitato sulla base di una riprogrammazione della mappa percettiva, delle credenze e delle abitudini personali.
Autori di rilievo successivi ai fondatori sono Robert Dilts, sua la mappa dei cosiddetti livelli logici, ed Antony Robbins, che ha portato la PNL ad una diffusa notorietà mediatica.
L'approccio suggerito dalla PNL è trasversale. Vi sono applicazioni nella formazione aziendale, dal marketing alle risorse umane, nell'ambito dello sviluppo personale e dell'auto-aiuto, fino alla psicoterapia (in Italia il MIUR nel 2004 ha autorizzato una scuola di psicoterapia che fa uso della PNL).
Nel Coaching, alcuni noti Coach professionisti hanno qualifiche di PNL e utilizzano gli strumenti di tale approccio nella loro pratica.
Legge n°4 del 14 gennaio 2013
In Italia la professione del Coaching è normata dalla Legge n°4 del 14 gennaio 2013 "Disposizioni in materia di professioni non organizzate".
La Legge 4/2013 disciplina le professioni non organizzate in ordini e collegi, secondo i principi di concorrenza e di libertà della circolazione e ai fini della tutela dei consumatori e della trasparenza del mercato.
La legge 4/2013 autorizza la costituzione di associazioni professionali soggette alla vigilanza ministeriale e promuove l'autoregolamentazione volontaria.
Le associazioni professionali possono, sulla base della Legge 4/2013, rilasciare ai propri iscritti attestazioni comprovanti l'iscrizione all'associazione, i rinnovi, i requisiti, le qualifiche e gli standard qualitativi del professionista.
Loris Griffa è Associate Coach dell'Associazione Coaching Italia (A.Co.I.) - Iscrizione n°1294.
Norma UNI 11601:2015
La norma UNI 11601:2015 "Coaching - Definizione, classificazione, caratteristiche e requisiti del servizio" definisce la terminologia e le caratteristiche del servizio di Coaching e indica i requisiti per la fornitura di servizi di coaching per orientare e guidare i fornitori dei servizi, nonché per favorire la scelta informata e consapevole da parte degli utilizzatori dei servizi di coaching (individui, gruppi, organizzazioni profit e non-profit).
La norma UNI 11601 non definisce le competenze dei Coach professionisti.
In tale ambito è in corso un apposito tavolo di lavoro e si prevede entro breve termine l'emissione della nuova norma UNI espressamente riferita alle competenze del Coach.
Settori di intervento del Coaching.
Conformemente alla norma UNI di riferimento e alla disciplina deontologica A.Co.I, vi sono specifici ambiti di intervento del Coaching:
Per ciascun settore le potenzialità applicative sono molteplici, praticamente sconfinate (scoprile nelle pagine dedicate...utilizza i link qui sopra!). Sicuramente troverai un possibile utilizzo dei metodi di Coaching che fanno al caso Tuo!
Cosa non è Coaching
Dopo aver esposto cosa è il Coaching, i suoi fondamenti storici e culturali e le basi legali-normative, è anche bene dissipare ogni dubbio su "cosa il Coaching non è" e con che cosa non deve essere confuso.
Il Coach professionista opera nel rispetto della definizione data per relazione di sostegno processuale (vedi sopra il paragrafo Dicesi "Coaching"), nel campo della motivazione e del miglioramento della performance, e non si assume i compiti propri di altre professioni organizzate quali quelle dello psicologo, dello psicoterapeuta, del medico, né di altre attività professionali riguardanti la diagnosi e la terapia di patologie.
La professione del Coach non deve essere altresì confusa con altri tipi di relazione aiuto alla persona, quali il counseling, il mentoring, il tutoring, oppure con altri tipi di disciplina, come, ad esempio, le pratiche bioenergetiche, l'ipnosi, le medicine alternative.
Solo se il professionista, oltre ad essere Coach, dispone di ulteriori qualifiche ed accreditamenti in diversi ambiti potrà operare secondo quanto gli compete. In tal caso dovrà dichiarare al cliente le proprie competenze e qualifiche e stabilire chiaramente quale approccio si ritiene opportuno applicare nella relazione con il cliente.
Se desideri avere ulteriori notizie, informazioni, approfondimenti e chiarimenti, non esitare: clicca qui per contattarmi!