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Ai confini...


Una sigaretta è il prototipo perfetto di un perfetto piacere.
È squisita e lascia insoddisfatti.
Oscar Wilde


Da un caso vero. Obiettivo: smettere di fumare.

Senza ulteriori spiegazioni, preso così com'è, non è un obiettivo gestibile unicamente con un approccio di Coaching.

Cautelativamente leggiamo: smettere di fumare = guarire da una forma di dipendenza.

È evidente adesso la pertinenza di altre discipline sul fronte medico e psicologico, ancor più se consideriamo che sovente non è già un puro "voglio smettere di...", ma è ancora e soprattutto un "devo smettere di...perché mi è stato detto che soffro di....e rischio di...".
La compresenza probabile di patologie e certa di fattori di rischio per la salute pone tale richiesta al di fuori del contesto di applicabilità del Coaching.
Qui la deontologia della professione è oltremodo chiara.

Ben diverso, per quanto ci si muova su differenze sottili, è il caso in cui il soggetto, già dotato di prescrizioni specialistiche e già sotto il controllo specialistico, pone la domanda di Coaching in termini non solo di: "Voglio...", ma di ricerca di strategie motivazionali e di supporto, di bisogno di avvalersi di un sostegno al suo impegno responsabile, sostegno che magari sa o sente di non poter trovare nella rete relazionale personale.

Il coach non dovrà mai intervenire, a meno che non sia egli stesso un medico, su un piano terapeutico/farmacologico già prescritto, né dovrà mai fare diagnosi o prescrizioni di pertinenza medica, ovviamente.
Il Coach instaurerà una partnership con il Coachee finalizzata a massimizzare le probabilità di buona riuscita del periodo di astinenza, aperta alla possibilità di prolungare tale periodo oltre la richiesta iniziale, promuoverà nel Coachee una migliore percezione dell'esperienza, sempre molto impegnativa, della rinuncia al fumo, stimolando ed integrando sempre la ricerca pratica, fattiva, di una qualità della vita superiore.

Le informazioni presenti nel blog non hanno valenza medica e non si sostituiscono in alcun modo al rapporto medico-paziente.
Conformemente alla deontologia di categoria, il Coach non assume compiti propri di altri ambiti e professioni, né il suo intervento deve essere confuso con quello di altre professioni quali lo psicologo, lo psicoterapeuta, lo psicoanalista, il counselor, l’operatore olistico, o con quello di altre attività nell’ambito della diagnosi e del trattamento di patologie, nell’ambito dell’ipnosi, della psicosomatica, della bioenergetica, della programmazione neuro linguistica, delle medicine alternative, dell’esoterismo. 
In caso di disturbi e/o malattie rivolgiti sempre al tuo medico di base o ad uno specialista. 

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