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CORPO

 
Introducendo il tema dellOLISMO, si è vista la struttura dell’essere coagularsi nel segno , sinogramma significante, senza soluzione di continuità, lo spirito, la mente e il cuore, sia in senso metaforico che meramente fisico. Suggestivamente la lingua riflette la visione integrale dell’Uomo tipica dell’Oriente.

L’approccio olistico di certe culture è solamente un’astrazione? Oppure l’intuizione metafisica copia effettivamente la concretezza biologica?
Una riflessione che può ancorare la visione integrale dei vari piani dell’esistenza, dal livello spirituale a quello materiale, ad un fondamento biologico è quella sulla continuità della coscienza.
Nell’esperienza tipica (leggasi: priva di condizioni patologiche) ciascun individuo si percepisce stabilmente e continuativamente. Nel succedersi degli stati di veglia(1) ci ritroviamo come Io, senza apparenti dubbi sul fatto di essere sempre lo stesso Io, in quella attività mentale di fondo, primaria, che percepisce se stessa come unità (siamo uno…), identità (…sempre lo stesso uno…), soggettività (…che percepisce l’esperienza come personale…) separata dalla realtà esterna (…separata da altri individui, oggetti e fatti)(2).

Secondo António Rosa Damásio (Lisbona, 1944), neuroscienziato di fama, è proprio sul corpo che si fonda la continuità dell’Io(3).
Ovviamente sappiamo di essere noi anche senza guardarci le membra, anche se stiamo nel completo silenzio ad occhi chiusi…nel corpo, quindi, cosa supporta l’esperienza individuale e personale dell’Io?
In base alla Teoria della Coscienza di Damasio, sono i sistemi interni che regolano le funzioni corporee fondamentali in un regime di equilibrio entro di campi di funzionamento ben precisi e ristretti (si pensi alla temperatura corporea) a costituire il presupposto biologico per l’auto-riconoscimento individuale, il cosiddetto Proto-Self (Proto-Io), principio costitutivo che ha massimamente a che vedere con le attività del tronco encefalico.
Da questa base percettiva e dalle interazioni tra il tronco encefalico con le regioni superiori dell’encefalo, emergono, secondo questo modello, le immagini mentali istantanee che potranno anche essere colte consciamente nel presente, ad esempio le immagini sensoriali (qui è evidente l’analogia con l’accezione buddhista delle cosiddette coscienze sensoriali e mentale e con la definizione di mente come mera chiarezza e consapevolezza). Questo secondo livello percettivo è detto Core-Self (alla lettera il Nucleo-Io).
Solo ad un terzo livello, successivo, si forma il cosiddetto Io-Autobiografico, che si considera per lo più costituito dalla memoria personale di sensazioni, di pensieri, in generale, cioè, di immagini mentali, che nel tempo si accumulano con intensità, toni e persistenza del tutto soggettivi.
La continuità della coscienza, data la sua base fisica, è stabile e radicata al punto da sussistere anche in condizioni corporee gravemente compromesse. Damasio porta solitamente come esempio i casi di Locked-In Syndrome(4), che possono derivare, ad esempio, da lesioni della zona anteriore della struttura detta Ponte di Varolio, sita nel complesso tronco encefalico.

Dato quindi il corpo come fondamenta del sistema olistico dell’essere, possiamo porlo come elemento di partenza dell'esperienza soggettiva, incominciando ovviamente dalle attività prevalentemente motorie, passando alle situazioni di relazione interpersonale in generale, fino alle pratiche che potrebbero sembrare a prima vista solo cognitive.

Nel nostro contesto, uno dei primi temi affrontati è stato quello della CENTRATURA, inteso sì come primo moto soggettivo di introversione, ma anche come base per la presenza mentale personale nel corso di qualsivoglia rapporto con l'altro.

Vale la solita premessa: I contenuti riportati nella presente pagina e nelle note a piè pagina non hanno valore né medico, né psicologico, né psicoterapico. Lo scopo è puramente divulgativo e si avvale di informazioni e nozioni facilmente reperibili da fonti divulgative.

Vi propongo un video: https://youtu.be/7ehee2TlQcg
Il contenuto specifico esula, va ben oltre, il campo del Coaching, né tratta di meditazione, ma è un campione significativo e chiaro di cosa si intende per centrarsi, qui declinato in un contesto relazionale. Al di là della professionalità dell’intervistato e della pratica psicoanalitica in particolare, ponete attenzione a certi aspetti chiave di applicazione universale: le forme disarmoniche dell’essere, fino alla mutua estraneità delle proprie parti; l’ascolto attivo basato sulle sensazioni corporee che danno, citando, “il nord”, l’”assetto interno”, che fanno da “radar” sia introspettivo che intersoggettivo.

Nella solitudine e nel silenzio di un momento di centratura o nell’approccio meditativo, invece? 
Cosa farcene del corpo?
Tenerlo fermo ed in equilibrioSono i primi fattori che promuovono la quiete e il benessere(5).
Rilasciare poi i muscoli contratti, in particolare quelli della mimica facciale – la fronte, le orbite, la mascella, la zona peri-nasale, le labbra...anche le orecchie – collo, spalle e gomiti; glutei ed anche… tutte le membra, punto per punto, seguono la forza di gravità, la seguono senza opporsi, senza resistere, in rilascio riposano; ogni parte, come un filo a piombo, viene richiamata spontaneamente verso la Terra, a Terra si adagia.
Sentiamo i punti di contatto delle parti tra loro (a seconda della postura, tra mani e ginocchia ad esempio) e con la Terra…alla Terra ci radichiamo, nell’equilibrio dello stare, che è l’intrinseca comodità per restare un tempo non precisato. Stiamo. Siamo.


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I contenuti riportati nella presente pagina e nelle note a piè pagina non hanno valore medico; sono una rielaborazione di contenuti non specialistici e normalmente reperibili da fonti divulgative.

(1) Nell’accezione occidentale lo stato di coscienza viene interrotto naturalmente e ciclicamente dal sonno profondo, senza sogni.
Nell’accezione del buddhadharma, invece, il sonno (tib. gnyid) o sonnolenza è un fattore mentale che determina un estraniamento delle coscienze sensoriali ed un oscuramento di quella mentale, come sovrapponendosi alle coscienze primarie per definizione sempre presenti. Il sonno è uno dei fattori mentali cosiddetti mutevoli, non sempre presenti e che possono essere eticamente costruttivi, distruttivi o non specificati, a seconda delle situazioni in cui si manifestano (es. il sonno del riposo sarà costruttivo, il sonno della pigrizia sarà distruttivo).
Lo stato di coscienza può essere abolito artificialmente per mezzo di appositi farmaci (anestesia).
Vi possono essere condizioni patologiche di sospensione temporanea (lipotimia, sincope) o continuativa (coma, stato vegetativo persistente) della coscienza.
Non si considerano in questo contesto stati di alterazione patologici o indotti quali l’ipnosi, la trance, o derivanti da uso di sostanze psicoattive.

(2) Trattasi delle quattro modalità formali della coscienza dell’Io secondo la visione di Karl Theodor Jaspers (Oldenburg-D, 23 febbraio 1883 – Basilea-SUI, 26 febbraio 1969), filosofo e psichiatra tedesco, collocato nel filone dell’esistenzialismo e influenzato dalla fenomenologia husserliana.
 
(3) Damasio è noto per i suoi lavori sulle emozioni. Secondo questo autore, le emozioni sono 
dimensioni cognitive strettamente connesse sia con gli aspetti corporei, sia con il pensiero, al punto da considerare razionalità ed emotività prive di una effettiva separazione biologica.

(4) Prego la lettrice ed il lettore che desidera approfondire la conoscenza di questa patologia di procedere alla visione dei filmati qui proposti sviluppando un atteggiamento di empatia, rispetto e comprensione profondi per i pazienti che vivono in piena coscienza condizioni di così ampia invalidità corporea.
La sindrome può essere completa; nel video https://youtu.be/iQWjaUhXLQU la paziente risponde con ausili tecnologici alle domande.
In altri casi la sindrome può consentire i movimenti oculari, usati per instaurare forme di comunicazione: https://youtu.be/y-keNcCMo6Y
La sindrome consta di una disconnessione cerebromedullospinale che interrompe la capacità di controllare la muscolatura volontaria. La letteratura descrive i pazienti pienamente coscienti, con capacità propriocettive (es. conoscono la posizione degli arti), sensibili alle stimolazioni tattili e dolorifiche e capaci di percepire il proprio stato emotivo.

(5) La letteratura di argomento meditativo presenta un’ampia gamma di istruzioni in merito alle posizioni. In generale si consigliano per prevenire il torpore, e quindi promuovere la chiarezza, quelle a tronco eretto, seduti a terra a gambe incrociate (la più famosa, ma difficile da acquisire per un adulto, è quella del loto, padmasana, a partire dalla quale vi sono delle varianti), oppure inginocchiati (esempio, zazen), o anche seduti su una sedia (esempio, tronismos). Esistono poi posizioni sdraiate (ad esempio quella del cadavere, shavasana), che favoriscono un profondo rilassamento.


Visita anche la pagina sulla meditazione stabilizzante!

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