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Cymbalaria


L’ammaestratore con gli oppiacei (vedi Bisturi) ha un fratello gemello.
Due morule monocorio-amniotiche che crescono in un grembo samsarico, nell’oscura placenta dei nostri fattori mentali disturbanti. Durante lo sviluppo manifestano fenotipi differenti.
Il primo ora predilige gli agi e la sprezzatura; zelante nell’intervenire contro, o ancor più spesso nel prevenire, le nostre esplorazioni – come se già non bastasse il nostro incedere pavido e ipotonico a farci desistere talvolta – è colui che ci sussurra: “psss...ma dove vai, fai il bravo…dai smettila, torna qui, stai con me sul sofà, senti che comodo…ooohhhh guarda… che belle pareti di alabastro…”.
Il secondo nel tempo si è fatto invece taciturno e curioso; i suoi silenzi lo hanno fatto confondere tra gli introversi, ma così tanto introverso non è. Anzi, il suo temperamento lo ha portato a rinunciare alle comodità tra le quali si crogiola il fratello e a far suo quel territorio poco battuto, al di là dei levigati confini dell’ordinario.
Il primo parla sempre, o meglio rumina; quel bla bla bla che sembra localizzato dentro la teca cranica è gran parte prodotto della sua professionale opera da imbonitore.
Il secondo per sussistere si è inventato una mansione tutta sua. Non è esattamente un giardiniere qualunque, si è specializzato. Chissà dove prende l’acqua, anche là dove non piove mai e il sole c’è sempre, eppure ci riesce: il suo lavoro è quello dell’annaffiatore di cymbalarie, goccia dopo goccia.

Nell’abitudine, nel confort, si è pasciuti, ipertrofici e anche maquillati, ci si sente sicuri, si prevede molto di ciò che accade, e ciò che succede fuori dalla previsione lo si gestisce e poi lo si somma alle cose prevedibili…per la prossima volta.
Prima o poi, però, c’è la volta in cui ci si avventura in terre nuove. L’energia vitale finalmente ci anima e gli indugi sono rotti…l’imbonitore, l’ammaestratore, si prende il calcio che da tempo si meritava e osserva le nostre terga allontanarsi da lui e dal suo asfittico salotto.

Nelle terre nuove non più tutto è impermeabile ed antisismico come prima. Troviamo qua e là interstizi che non pensavamo di avere, o che credevamo proprio di non avere; sono scoperte pungenti e subito non resistiamo allo sbirciare nell’anfratto.
Temiamo di scovare una fiera nella tana? Qualunque cosa lì alloggi, non è essa ad averci punto.
A ben vedere non troviamo nessuna bestia feroce…il pertugio è minuto e superficiale, un’esile cymbalaria vi fa capolino.
Ci chiediamo come fa a stare lì, ci arrovelliamo sul come e sul dove prenda l’acqua e la sostanza per esistere…ci sarà mica un giardiniere per le cymbalarie?!
In fondo ci basterebbe sapere che nessun muro è mai caduto per le radici di una cymbalaria e che, piuttosto, i suoi fiori possono abbellirlo e forse anche giovare al nostro cammino.

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