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Indicativo e presente

 
Quanti se, quanti condizionali!

Se qualcuno mi dovesse redarguire di nuovo sull'uso frequente delle frasi condizionali, a detta sua chiaro segno di incertezza, forse dovrei raccontargli - ecco l'ho fatto ancora...il condizionale, mannaggia! - che una delle cose per me pacifiche è la coproduzione condizionata, e poi, come si dice?...una parola è troppo e due sono poche?...mi toccherebbe - ops, di nuovo! ...che sbadato - dirgli magari dell'interdipendenza e della vacuità.
Insomma, dovrei spiegargli che io uso proprio il condizionale per esporre certi fatti quando ho ben presente come stanno e come funzionano le cose...
...a quel punto potrei anche fargli notare che certi imperativi - Perdonate! - se improvvidamente eseguiti, hanno a che vedere con inattese maturazioni karmiche...e se si sentisse confuso da certe nuove nozioni lo consolerei così: "Tranquillo, è solo il samsara!".

Per le incertezze, le insicurezze, le paure prescrivo invece l'indicativo presente, che nella forma marcata è particolarmente lenitivo, suggerendone l'abbinamento ad un quantificatore universale di tempo dall'azione corroborante...oh quanti esempi si possono fare: "Ti voglio per sempre".
Né uragano, né zefiro; intimo abbandono alla calda corrente che sale inarrestabile dopo aver lambito rocce arroventate dai raggi del Sole.
Il medicamento dell'indicativo presente guarisce dal "se", trasmutandolo in "quando"; in quel presente le sofferenze generate dai dubbi apparenti e i dubbi stessi cessano; resta ikairos, una semplice e pura attesa fidente.


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