I casi potrebbero essere due: o il ventaglio sinonimico che uso per certi termini si è improvvisamente ridotto, o capita che certi temi maturino e reclamino, motu proprio, uno spazio tutto per loro.
E sia, devo cedere e scriverne: “…sublime arte che è l’aprirsi per ricevere…” (Kṣanti) e “…stato dell’essere nutrito…dal riposo nell’aprirsi…” (A_____). Uno sarà un caso, due sarà una coincidenza, ma, ahi voi, non credo né a certe casualità, né a certe coincidenze!
Aprirsi dunque, accettare che si generi uno spazio nuovo, incontaminato e flessibile, dedicato ad accogliere ciò che è voluto ed adatto; non un anfratto da stipare, non una porosità da imbibire, ma il posto d’onore per un dono atteso e prezioso.
Il dono…
…la valenza non saturata del verbo ricevere in un post in cui si accennava anche del saper vivere l’attesa, senza arrendersi e senza pretendere;
…il frutto che matura grazie alla forza del Sole, quando l’Uomo riposa dopo aver fatto nel campo ciò che doveva, con la terra, con l’acqua e con i sui venti intelligenti, in un post che appena sfiorava quell'universo dell'agire e del sentire che è l'Amare.
Aprirsi non basta. Occorre chiedere, e per chiedere bisogna volere, e il volere ardentemente esige il chiedere col fuoco, lo stesso fuoco che ha purificato dagli sterpi il campo dell’Uomo.
Il dono giungendo creerà lo spazio perfetto per svelarsi.
Chiedendo fervidamente, l’Uomo riceve; domandando con la retta intenzione, l’Uomo conosce le risposte per dipanare i suoi dubbi. I doni e le risposte si prenderanno cura di lui.